| Busto femminile / Asco |
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ASCO Franco, Busto femminile, 1943, scultura in marmo, cm. 57,5x42x26. Trattative riservate per informazioni vai a CONTATTI Franco Asco (Trieste 1903 - Milano 1970) Franco Asco, prima dell'italianizzazione del suo nome si chiamava Francesco Atschko ed era per parte di madre, di origine polacca. Asco solo in età adulta e per proprio conto, venne a sapere che suo padre era Francesco Nasti, un nobile toscano di Massa Carrara. In anni addietro e prima della nascita di Franco, la madre era stata sposata e dal marito aveva avuti altri figli. Il consorte soffrì una grave forma tubercolare che, in pochi anni, attaccò anche i bambini. Uno dopo l'altro, il marito e i figli, morirono e la donna rimase sola. In seguito ad una relazione segreta, la donna ebbe quest'unico figlio, che curò e amò con attenzioni speciali e grande gelosia. Frequentò la prima e la seconda classe elementare a New York, proseguì poi gli studi in Italia. Fin dall'adolescenza manifestò una chiara vocazione e disposizione alle arti. Nel 1915, all'età di dodici anni, stupì gl'intenditori e la critica con un pregevole ritratto dell'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe. Grazie a questo lavoro venne poi ammesso all'Accademia di Belle Arti di Vienna, dove si diplomò con profitto. Frequentò quindi l'Accademia di Venezia tra il '18 e il '19, per poi recarsi l'anno successivo a Roma e tornare a Venezia nel 1922 per la sua prima mostra personale, con opere acquistate dal Comune e dal Conte Volpi. Ristabilitosi a Trieste, nel 1923 organizzò con successo la prima personale in quella città e, nello stesso anno, vinse il concorso "De Ritmeyer", aggiudicandosi un contributo in danaro dal Museo Civico Revoltella di Trieste, che gli permise un ulteriore perfezionamento all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 1933 si trasferì a Milano dove aprì un ampio studio in Via Manzoni. Franco Asco aveva una figura fisica di bella presenza: era alto, snello, stempiato, occhi chiari, viso con lineamenti aristocratici. Nella persona era ordinato, vestiva con gusto e aveva modi gentili e democratici. Sembrava un attore. Nella conversazione era in genere molto pacato, misurato, introverso. A volte si accendeva e rivelava, in quelle rare occasioni, quelle insospettate aggressività che sono tipiche delle persone timide. La sua è stata una storia singolare, complessa. Pur avendo qualche colpo di fortuna, fu sempre molto modesto, orgoglioso e generoso. Per Asco la ricchezza era una manifestazione effimera, quasi assurda: sperava sempre nella provvidenza e, qualche volta, curiosamente finiva per ottenerla. Oltre alla scultura amava moltissimo la musica (suonava il violino) il cinema, il teatro di prosa e quello lirico. Testimone di due guerre mondiali, tutta la sua vita è stata senza frivolezze, una lenta continua macerazione sui dubbi e ripensamenti legati alle forme e ai linguaggi dell'arte. La figura predominante nel corso della sua esistenza, fu quella di sua madre: una donna di forte carattere, a volte tiranna, altre volte dolcissima e comprensiva. Asco l'amava moltissimo e la rispettava. Nel 1935 la ritrasse, modellando la testa della donna con preziosità plastiche e stilizzazioni estetiche, tuttavia uno dei suoi maggiori capolavori è il "ritratto della madre" a figura intera, con le mani abbandonate sul grembo, il corpo possente nei volumi, la testa espressiva curata nei dettagli, con la bocca aperta nell'atto di parlare. Questa scultura è del 1949. Come scultore Asco era un tecnico straordinario, padrone del mestiere. Conosceva tutte le proprietà tecnologiche delle materie (creta, terracotta, legno, metallo, marmo, gesso) che usava con perizia e pertinenza. Come uomo era spesso tormentato e malinconico. Inoltre non era mai pienamente soddisfatto del suo lavoro, spesso distruggeva le sue sculture o le dimenticava nelle gallerie d'arte, ai concorsi ai quali partecipava e, talvolta, in casa d'amici. Questo curioso atteggiamento psicologico gli nasceva soprattutto dal disprezzo verso il danaro e la proprietà delle cose, la sua era una natura umile e francescana. Un'altra difficoltà gli nasceva dalle commissioni dei lavori, poteva eseguirli solo nella sua assoluta libertà di scelta estetica ed espressiva. La scultura la sentiva in grande e questo problema delle dimensioni gli procurava notevoli complessità. Le sue opere di piccolo formato sono il realtà dei bozzetti per delle grandi realizzazioni, anche se lui le eseguiva con una meticolosità e una perfezione assoluta. Se, per esempio, non avesse avuto questi blocchi psicologici e si fosse adattato a fare delle minisculture, ne avrebbe certamente vendute moltissime, ma non fu così. A qualcuno potrà apparire pedante questo mio punto di vista ma, in effetti, Asco era insofferente ai condizionamenti che sono connessi alla creatività delle sculture e, nello stesso tempo, scrupolosamente osservava le regole apprese nelle Accademie, nel rigido clima mitteleuropeo. Inoltre, all'interno di questo discorso, aveva una grande parte la figura della madre, con le sue paure e le sue ansie, la difesa dell'unico figlio, tutto suo e d'ingegno così vivace. In una lettera del 1930, scrivendo alla mamma, Asco diceva: "ti ricordi, quando mi dicevi: quest'arte ti porterà sventura? E quando ti rendesti conto che a nulla potevano valere le tue preghiere e i tuoi consigli, ti adoperasti con tutte le tue forze per aiutarmi". Fin dalla più tenera età Asco si sentì combattuto da sentimenti contrapposti e dal bisogno insoddisfatto di fare delle scelte. Solo più tardi, con la maturità, gli fu chiara una sintesi delle arti plastiche, incentrata sull'architettura formale che doveva portarlo, a quella spazialità astratta, di cui abbiamo già detto più sopra. Molto lo aiutò la moglie Gin, la sua tenera compagna, una donna bellissima, ricca d'istinto, innamorata e comprensiva, dolcissima e piena di vita. Come tutti gli accadimenti strettamente connessi alla persona di Asco, anche il loro accoppiamento iniziò per avventura e per vertiginosa passione, ma in breve divenne un legame profondissimo e radicato. Gin era stata una cantante lirica di grandi qualità vocali e dl sicuro successo. Il suo temperamento era vivace, estroversa e simpatica. Aveva doti e presenza che la rendevano gradita e ammirata. Asco era geloso e, come tutti gli artisti, possessivo. Gin finì con il dedicarsi interamente al marito e la sua costante e vigilante presenza ha molto aiutato lo scultore. Gin era il suo unico tramite con il mondo e la realtà, la confidente segreta, il baluardo e la ragione di vivere. Come tutti i veri tesori il suo apporto è stato grande e, nel contempo impercettibile a coloro che guardano le cose con occhi opachi Gin è stata la parte poetica di ogni cosa sofferta e intimamente sentita da Asco. E' presente in tante opere dello scultore e in quel ritratto di marmo "Testa di fanciulla", del 1965, che sembra un grande cammeo. Per coloro che sanno vedere, Gin è presente nel "Sogno di maternità", un bronzo del 1951, che è certamente il capolavoro più altamente poetico di Asco e anche in quell'altro bronzo stilizzatissimo che s'intitola "Anelito di maternità" del 1967. La mancanza di propri figli fu un cruccio, specialmente sofferto da Gin, tuttavia la loro solitudine li tenne maggiormente uniti tra loro. Anche se nella biografia l'inventario delle mostre è certamente incompleto, in quanto l'artista ha lasciato pochi documenti sulla sua attività, Asco ripropose in più occasioni al pubblico, i risultati del suo lavoro in una serie di esposizioni. Tuttavia le sue mostre non avevano continuità e certi lunghi silenzi erano occupati da crisi, oppure da importanti commissioni per lavori monumentali d'impegno. A tutt'oggi molte sono le opere di Asco disperse nelle collezioni private, presso Enti pubblici e musei, di cui noi non abbiamo notizia. In questa prima occasione ci sia consentito di rivolgere un appello a tutti i possessori di opere dello scultore scomparso, pregandoli di aprire un contatto con la moglie, signora Gin Asco, e di documentarla. Sarà bene osservare che Asco fu anche un ottimo disegnatore, tuttavia le sue sculture amava farle direttamente usando materiali plastici. Difficilmente faceva studi preparatori. La maggior parte dei suoi disegni sono dunque opere compiute in se stesse, non traducibili in altre tecniche. Si osservino quei carboncini su carta da disegno, del novembre 1969, belli, raffinati e completi. Con i critici suoi contemporanei Asco ebbe scarsi rapporti a causa del suo carattere orgoglioso, distaccato, timido e riservato. Oltre con l'autore della presente nota, Asco fu buon amico di Enrico Somarè e di Antonio Morassi, ai quali fece i ritratti. Leonardo Borgese, nel gennaio 1951, gli scrisse una lettera dalla quale riportiamo questo brano rivelatore: "Come lei sa, noi ci conosciamo ormai da molti anni (non siamo, ahimè, più giovanetti), siamo coinquilini, ci incontriamo quasi ogni giorno, eppure la nostra conoscenza, fra noi due, è avvenuta si può dire, in questi ultimi mesi: dal 1950 al 1951. Siamo tutti e due dei tormentati, degli ansiosi e dei timidi. E c'è voluta la sua mostra, anzi le sue mostre ci sono volute, perché la conoscenza diventasse intima e lei svelasse il suo animo a me e io il mio a lei. " e poi più avanti, gli diceva: "Lei mi ha commosso con la sua sincerità, il suo calore, il suo entusiasmo, col suo desiderio di sentirsi vivo come artista e di farsi sentire." A parte qualche rara e preziosa amicizia, Asco fu un isolato. Gli stralci critici dedicati alle sue opere furono davvero pochi, specialmente per un artista che aveva dedicato una vita intera alla scultura. Solo una trentina di persone, tra critici d'arte e giornalisti, hanno dedicato la loro attenzione alle sculture di Asco e questo è stato davvero molto poco. Rare volte una carriera d'artista si è conclusa in un finale così onesto e intransigente. Tuttavia e lo diciamo con velata amarezza, su tanto lavoro sudato e faticato, giorno dopo giorno, risposero molti silenzi.
Esposizioni: Ca' Pesaro - Venezia, 1922 Salone Michelazzi - Trieste, 1923 Circolo Artistico - Trieste, 1925 Studio dell'Artista - Via Ferriera, 16 - Trieste, 1928 Mostra Regionale d'Arte al Giardino Pubblico - Trieste, 1928 XVII Biennale - Venezia, 1930 Quadriennale - Roma, 1930 VI Mostra Sindacale d'Arte - Trieste, 1932 XVIII Biennale - Venezia, 1932 Mostra Commemorativa della fondazione della Biennale - Venezia, 1935 Galleria Pesaro - Milano, 1937 IX Mostra d'Arte - Milano, 1938 São Paulo - Esplanada Hotel, 1947 Mostra di Scultura - Galleria d'Arte TRIESTE, 1949 Galleria Cairola - Milano. 1950/51 Terza personale di Franco Asco dedicata alla Maternità - Galleria Cairola - Milano, 1951 1a Mostra Nazionale d'Arte - Trieste, 1952 Mostra di Pittura e Scultura - Catania, 1952 Prima Mostra Biennale Italiana di Arte Sacra per la casa - Milano, 1953 Mostra di Pittura e Scultura - Roma, 1954 Esposizione Nazionale del Sindacato Internazionale di Arte Pura - Napoli, 1957 Galleria Pagani del Grattacielo - Milano, 1959 Galleria Pagani del Grattacielo - Milano, 1961 Galleria Pagani del Grattacielo - Milano, 1963 Galleria d'Arte Cavour - Milano, 1968 Museo di Milano - Ottobre 1979
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