| Cangiante rosa / Turcato |
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TURCATO Giulio, cangiante rosa, inizio anno '70, acrilico e tecnica mista su tela, cm 70x100. L'opera è autenticata dall'Archivio Turcato. Trattative riservate per informazioni vai a CONTATTI Giulio Turcato (1912-1995, IT) Nasce a Mantova il 16 marzo 1912 da Carlo Turcato, Commissario del Regio Deposito dei Monopoli di Sali e Tabacchi, e Margherita Sartorelli. Nel 1920 si trasferisce con la famiglia a Venezia, dove segue saltuariamente l'Accademia o piuttosto la scuola del nudo, perchè la famiglia lo osteggiò sempre nella sua scelta artistica. Nel 1934, durante il servizio militare a Palermo, avverte i primi sintomi di una malattia polmonare che segnerà gran parte della sua esistenza. Nello stesso anno, risulta presente alla IV Mostra dell'Artigianato, nell'ambito del gruppo di artisti veneti selezionati dall'ENPI. Nel 1937 si stabilisce a Milano, dove, ammalatosi spesso, passa per vari ospedali, riuscendo comunque a realizzare delle prospettive architettoniche per l'architetto Muzio di Milano, ad allestire la sua prima mostra personale e ad entrare in contatto con il Gruppo di Corrente senza aderirvi. Negli anni 1942-43 insegna disegno in una scuola di avviamento professionale a Portogruaro ed esordisce alla XXIII Biennale con l'opera Maternità. Attilio Podestà commenta: "Nel concorso per opere ispirate al momento attuale è da notarsi ancora: la Maternità di Turcato, che si richiama al Birolli". Si reca saltuariamente a Milano in compagnia di Emilio Vedova. Nel 1943 giunge a Roma, dove partecipa alla IV Quadriennale e ad una mostra alla Galleria dello Zodiaco, insieme a Vedova, Donnini, Purificato, Leoncillo, Valenti e Scialoja. Nello stesso anno, ancora una personale alla "Campana", e quindi l'inizio di un nuovo capitolo della vita e dell'arte di Turcato: la sua partecipazione alla Resistenza, e dopo la Liberazione, il definitivo trasferimento in città. A partire da questo momento, la sua attività artistica si lega strettamente all'impegno sociale e politico, culminato nell'iscrizione al Partito Comunista Italiano.
Nel 1945 la casa editrice Sandron (Roma) licenzia il volume
Interviste di frodo, in cui Marcello Venturosi, annotando alcuni
momenti della vita artistica romana, parla anche di Turcato,
tracciandone un personale ritratto. Nello stesso anno aderisce alla
"Libera Associazione Arti Figurative" e all'"Art Club" di Prampolini e
Jarema, concorrendo a gran parte delle iniziative espositive
dell'associazione, in Italia e all'estero. Numerosi episodi caratterizzano la sua vicenda biografica nel 1948: compie viaggi a Milano e Venezia, in Polonia, e partecipa alla V Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia.
Nel 1949 tiene numerose personali a Milano, Roma e Torino ed il suo
dipinto Rivolta (1948) entra a far parte della collezione della
Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
Diviene assistente alla Cattedra di Figura al Liceo Artistico di
Roma nel 1953 ed ha una personale al Naviglio di Milano ed interviene
al dibattito sul tema Arte Moderna e Tradizione aperto sulle pagine di
"Realismo" nel mese di febbraio. Torna alla XXVII Biennale di Venezia
con un intenso scritto di Emilio Villa che appare su "Arti Visive". Nel 1956 compie un viaggio in estremo oriente passando per Mosca fino a giungere in Cina, dove in giugno espone insieme a Sassu, Tettamanti, Zancanaro, Raphael e Fabbri alla mostra Cinque Pittori italiani in Cina. Notevole è, nel corso del '57, l'interesse da parte della critica per il suo lavoro e nel '58 la Biennale di Venezia ordina una sua sala personale, comprendente undici lavori introdotti in catalogo da Palma Bucarelli. Nel 1959 Giulio Carlo Argan e Nello Ponente considerano il suo lavoro in Arte dopo il 1945 ed è presente alla seconda edizione di Documenta a Kassel. Insieme ad altri artisti decide di non partecipare alla Quadriennale romana per protestare contro l'organizzazione e gli organi direttivi che la presiedono e, durante un'intervista, spiega i motivi della sua decisione. Firma un articolo intitolato Conformismo: pigrizia mentale, apparso nel mese di maggio sulle pagine di "Arte Oggi", in cui parla delle posizioni assunte dalla pittura contemporanea.
A partire dal 1960 espone con Novelli, Perilli, Dorazio, Consagra,
Bemporad, Giò e Arnaldo Pomodoro nell'ambito delle rassegne intitolate
Continuità, promosse in diverse gallerie italiane da Giulio Carlo
Argan.
Nel 1964 si unisce in matrimonio con la cineasta romana Vana Caruso, espone alla Scaletta di Catania ed al Segno di Roma. Nel 1969 è a Francoforte, dove, in occasione di una personale alla Main Galerie D.I.V., Werner Haftamann ripercorre alcune tappe della sua carriera artistica nel corso di una conferenza. Negli anni settanta la sua attività espositiva si intensifica: ha personali da Boni Schubert a Lugano e da Grafica Romero a Roma; nel '72 ha una sala personale alla Biennale di Venezia. S'avvia, al contempo, quel processo di "storicizzazione" della sua opera inaugurato idealmente dalla monografia Giulio Turcato che Giorgio de Marchis licenzia nel 1971, la prima in assoluto nella bibliografia dell'artista.
Nel 1973 la città di Spoleto gli dedica una prima mostra antologica,
curata da Giovanni Carandente, seguita a distanza di un anno da
un'altra, più vasta, al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Selezione di alcune mostre personali e collettive:
2001
2003
2004 Bibliografia: M.Calvesi, Giulio Turcato, catalogo mostra antologica di Venezia, Milano 1990; F. D'amico, W.Guadagnini, Giulio Turcato, catalogo mostra di Mantova e Modena, 1998.Bibliografia: M.Calvesi, Giulio Turcato, catalogo mostra antologica di Venezia, Milano 1990; F. D'amico, W.Guadagnini, Giulio Turcato, catalogo mostra di Mantova e Modena, 1998.
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